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Hai un capo cattivo? Tu sarai migliore

capo cattivo

 Meryl Streep interpreta la temuta Miranda Priestly in “Il Diavolo Veste Prada” 

Di: Oriana Mariotti

Avete un capo aggressivo? Probabilmente quando sarete voi a comandare, sarete migliori di lui.

E’ quanto emerge da uno studio condotto dall’Università della Florida che hanno condotto i ricercatori Shannon Taylor e Robert Folger in collaborazione con altri colleghi e che è stato pubblicato sul prestigioso Journal of Applied Psychology.

Contrariamente a quanto verrebbe da pensare (i cattivi maestri spesso trasmettono le loro cattive abitudini agli allievi, ndr) l’ abuso e il maltrattamento da parte di coloro che sono al vertice di un’organizzazione non conducono necessariamente a comportamenti identici da parte dei loro sottoposti, tutt’altro.

Quando vengono offerte opportunità di leadership, infatti, chi sul lavoro è stato vittima di prevaricaricazioni da parte dei suoi superiori, ha maggiori probabilità di trattare meglio i propri dipendenti: questo perché ha imparato da chi lo ha trattato male a come NON comportarsi.

“Il nostro studio fa luce su un lato positivo di chi è oggetto di abusi sul lavoro. Alcuni manager che subiscono questo abuso possono riformulare la propria esperienza in modo che non rifletta il loro comportamento e li renda dei leader migliori.” afferma Taylor.

Lo studio ha scoperto che coloro che si affidavano alla loro morale e alla propria integrità per sfidare l’approccio offensivo del loro manager si sentivano incoraggiati a impedire il ripetersi di questi comportamenti.

La Ricerca

capo cattivo

C’è chi crede di essere il miglior capo del mondo, ma non lo è…

Attraverso diversi esperimenti che sono stati condotti nel corso degli anni, i ricercatori hanno esaminato le differenze negli atteggiamenti e nei comportamenti sia di chi sul lavoro era stato maltrattato dai propri superiori, sia da chi non lo era stato.

Quindi è stato osservato il modo in cui ognuno dei due gruppi trattava i propri dipendenti.

Attraverso 2 esperimenti (288 e 462 adulti che lavoravano) e uno studio sul campo (500 dipendenti e i loro supiori), i ricercatori hanno dimostrato che la relazione tra abuso dei manager e comportamenti etici dei dipendenti erano dovuti alla disidentificazione dei dipendenti, e che gli effetti diretti e indiretti dell’abuso di manager erano più forti per i lavoratori con livelli di identità morale più elevati.

I risultati sono stati sorprendenti: infatti, chi era stato maltrattato ha preso intenzionalmente le distanze dal comportamento dei suoi superiori ed al contrario, ha assunto atteggiamenti gentili e rispettosi nei confronti dei propri dipendenti, nonostante lo scarso trattamento che ha ricevuto dal proprio capo.

La spinta di alcune persone a non emulare comportamenti sbagliati deriva soprattutto dalla disidentificazione:

La disidentificazione permette ad una persona di osservare se stessa, sviluppando una capacità sempre maggiore di diventare consapevole di ciò che avviene all’interno di sè. Questo processo permette quindi di conoscere ciò che avviene, di dargli il giusto peso, di accettare e valutare i propri pensieri ed emozioni, ma anche di imparare a gestirli ed eventualmente di trasformarli.

In questo modo, i lavoratori che hanno subito l’aggressività e la prepotenza da parte di un superiore, invece che fare lo stesso, decidono di sfidare il loro capo piuttosto che emularlo, disidentifcandosi da esso e comportandosi nel modo opposto, e questo accade soprattutto a chi possiede una forte integrità morale e non vuole che altri debbano subire ciò che hanno subito loro.

Conclusioni

“La lezione qui non è quella di assumere più manager aggressivi, ovviamente, ma di cercare di incoraggiare le persone che sono state maltrattate a dire: ‘non sono come il mio capo’”, ha detto uno dei ricercatori, Shannon Taylor. “Puoi prendere una posizione: decidendo non solo di riferire ai vertici il comportamento inappropriato del superiore, ma anche rifiutando attivamente questo stile di leadership abusivo”.

I ricercatori hanno specificato che non si aspettano che gli abusi sui luoghi di lavoro scompaiano, ma hanno osservato che le aziende stanno imparando e stanno cercando di risolvere il problema attraverso la formazione e il mantenimento di climi di lavoro positivi.

E’ un ottimo inizio, non vi pare?

 

JOURNAL OF APPLIED PSYCHOLOGY

 

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Oriana Mariotti

Sono giornalista e presto psicologa.
Entusiasta, disordinata e appassionata di Bellezza, sono il Direttore editoriale di “Le Cronache della Bellezza”, amo informare ma sono sempre in ritardo!
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