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Disperazione esistenziale, come uscirne? John Tsilimparis, psicoterapeuta

“La vita non è nulla finché non è vissuta. Siamo noi a dargli un significato, e il valore non è altro che il significato che gli diamo. “

Jean Paul Sartre

Vi è mai capitato di ritrovarvi a rimuginare?

E’ molto comune, quando non si é impegnati con il lavoro o con le faccende quotidiane, ritrovarsi a pensare in modo negativo. Magari ci si proietta nel futuro, immaginando come invecchieremo e se avremo aiuto da qualcuno quando saremo più fragili, e la paura di restare soli e senza il supporto di un amico o di un parente è davvero frequente.

I pensieri negativi si insinuano nella nostra mente soprattutto quando stiamo vivendo un momento di stasi, di inattività, come durante una malattia, o per un licenziamento, o per un cambiamento qualsiasi, come il pensionamento. Alcuni di noi, poi, sono più portati di altri a preoccuparsi per il futuro o per la propria condizione esistenziale in genere; chi è più ansioso, chi sta attraversando un momento di depressione, o soffre di disturbi dello spettro nevrotico (ho usato parolone ma, credete, quasi tutti siamo almeno un po’ nevrotici!).

Alcuni psichiatri e psicologi si sono occupati di questo aspetto della nostra psiche, definendolo “disperazione esistenziale”.

Le responsabilità di ogni giorno, non importa quanto banali siano, ci aiutano a sopravvivere. Ci fanno concentrare su qualcosa che sta accadendo nel presente e ci impediscono di pensare troppo alla nostra esistenza. Se non abbiamo uno scopo, un interesse, la nostra struttura psichica va in tilt perché la nostra mente non è stimolata a sufficienza, non deve affrontare sfide nè ha obiettivi.

Una donna che soffre di depressione ed attacchi di panico, ad esempio, è più portata ad affrontare comunque la vita di ogni giorno perché deve crescere i suoi figli. Occuparsi di loro infatti le impegna la mente, la fa vivere nel “qui ed ora” e la fa pensare in modo positivo a ciò che deve ancora succedere, senza farla fossilizzare sul passato o su un futuro che nessuno sa come sarà. Per lei, la maternità è ciò che la tiene in carreggiata e che l’aiuta a curare i suoi problemi psicologici.

Ma chi è solo – e le ricerche dimostrano che sempre più persone sono sole, un dato davvero preoccupante – e vive una condizione di disagio, resta in preda delle sue ossessioni, dei suoi fantasmi, perché non ha uno scopo, nè qualcuno con cui confidarsi.

In particolare, John Tsilimparis, uno psicoterapeuta che cura una rubrica sull’HuffingtonPost, egli stesso in passato sofferente di ansia e attacchi di panico, ha recentemente confessato di essersi trovato a rimuginare, mostrandoci che non solo noi “comuni mortali” possiamo stare male psicologicamente, ma anche i professionisti: in fondo, sono esseri umani anche loro.

Tsilimparis ha scritto: “Alcuni mesi fa, ho fatto un’escursione in solitaria sulle montagne di Santa Monica. Mi sentivo stranamente solo ed anche un po ‘dispiaciuto per me stesso. Tuttavia, quando raggiunsi il picco del sentiero ad anello e guardai la vasta bellezza sotto di me, un interruttore mi esplose in testa. Mi sono bloccato ed ho provato una strana disperazione mentre mi trovavo in quello stato di tranquillo isolamento. Ho odiato quella sensazione, era pesante e triste.

Improvvisamente, stavo ingrandendo ogni preoccupazione che potessi avere sulla mia vita: dalla paura d’invecchiare sino al fatto di ricordarmi o meno di spegnere l’aria condizionata prima di andare al lavoro. Mi sentivo come se le mie viscere fossero state impregnate da un nuovo tipo di disperazione umana; questa sensazione mi ha accompagnato per tutto il giorno. Ero fuori di me e disorientato da questo cambiamento di coscienza.

Mi sono fermato e io stesso, mi sono confrontato con i limiti della mia breve esistenza.

Poi la settimana scorsa, giocando a tennis, mi sono strappato un muscolo del polpaccio della gamba destra e sono stato costretto a cancellare tutti i miei appuntamenti di lavoro per alcuni giorni. Indossavo uno stivale ortopedico e zoppicavo reggendomi sulle stampelle, girando per casa. Essendo abituato a lavorare tutti i giorni, la mia routine era temporaneamente scomparsa, e dal terzo giorno di inattività, ho sentito di nuovo crescere la disperazione. Eravamo solo io e la mia gamba di legno. Ad ogni modo, qualcosa di positivo ne è uscito: ho scritto un articolo su questo tema”.

Ecco, infatti, che lo psicoterapeuta ha trovato un modo costruttivo di affrontare il problema, scrivendo i suoi dieci consigli per evitare di provare la disperazione esistenziale. Eccoli:

Trova uno scopo

Qualunque possa essere, trova uno scopo nella tua vita. Non deve essere qualcosa di grandioso, di incredibile, anzi: trova qualcosa che ti piace fare, solo per te o per gli altri. Immergiti in questa attività con tenacia ed entusiasmo. Se il tuo lavoro non ti piace o non ti soddisfa più, mettiti a cercare delle alternative; sii aperta/o a nuove carriere e progetti che possano riempire le tue giornate e darti emozioni. Forse stai lavorando nel campo sbagliato.

No all’inattività

Non lasciare che le tue giornate abbiano dei tempi prolungati di inattività: piuttosto, struttura il tuo tempo in modo saggio. La stimolazione mentale è necessaria per avere e mantenere una mente sana. La vita non ha un telecomando, quindi devi essere tu a cambiare il programma o il canale. Non essere pigro/a e non fare il pantofolaio.

Concentrati su ciò su cui puoi agire

Agisci sulle cose della tua vita su cui puoi intervenire veramente e cambiare in meglio, giorno dopo giorno: dal tuo matrimonio o relazione, ai figli, alla tua famiglia estesa, al tuo lavoro, senza escludere di intervenire anche sulle tue responsabilità e sulla tua salute, sia fisica che psicologica. Le cose che non puoi cambiare ti fanno solo perdere tempo ed energie. Cerca di accettarlo.

Vivi giorno per giorno

Stabilisci i tuoi obiettivi su base giornaliera, non pensarci settimane prima ma assicurati di avere ogni giorno una nuova sfida da affrontare, o quantomeno qualcosa in cui impegnarti: una nuova ricetta, un lavoro a maglia, una lettura particolare, senza scordare di fare qualcosa che non fai mai o che non hai mai imparato a fare. E’ molto salutare affrontare una paura o un argomento che hai evitato per anni. Fa anche molto bene provare cose nuove che potrebbero farti paura.

Smetti di cercare garanzie

Tutti noi dobbiamo avere a che fare con l’incertezza: non possiamo sapere prima cosa accadrà in futuro, quindi senza rimuginare, lasciamo che la vita scorra, accada, ed adeguiamoci ad essa. Sicuramente troveremo il modo di affrontare un problema, se e quando si presenterà. Viviamo nel “qui ed ora“, del futuro non occupiamocene.

Smetti di procrastinare

Smetti di rimandare qualcosa che comunque dovrai fare, prima o poi. Prendi decisioni e fai le tue scelte quotidiane nella vita. Impara a portare aventi ciò che hai scelto di fare, così come gli impegni che hai preso con gli altri, e fai in modo di accettare le decisioni che hai preso con te stesso, anche se senti che sono difficili da mettere in pratica.

Non isolarti

Sforzati di entrare in contatto con altri esseri umani almeno una volta al giorno. A meno che tu non sia un monaco, ricordati che gli esseri umani non stanno bene da soli. L’uomo è un “aimale sociale”, e senza stimoli esterni o confronti ci si impoverisce ed intristice. Socializza, confrontati, parla con qualcuno, chiunque. Offri agli altri o a qualcuno che ti ispira fiducia o simpatia una parola gentile o un sorriso.

Evita domande che non hanno risposte

Non è compito tuo scoprire i segreti dell’universo. Continua a cercare risposte, ma impara anche a vivere con le incognite che non hai bisogno di capire oggi. Siamo nel presente, stiamo vivendo adesso, ed è inutile fantasticare troppo sulle origini del mondo o degli esseri umani. Vivi, semplicemente.

Non sei una vittima

Ricorda a te stesso: non sono una vittima. Non sono il risultato delle circostanze della mia vita. Non posso cambiare il mondo, ma posso cambiare il mio modo di reagire agli avvenimenti delmondo, e posso farlo in modo positivo. Puoi cominciare da adesso: prova.

Non succede solo a te

Non rendere tutto ciò che ti accade troppo personale. Spesso, quando ci capita qualcosa di negativo, tendiamo a concentrarci solo su noi stessi e sui nostri difetti, sulle possibili cause di un fallimento, dando la responsabilità sempre e solo a noi stessi. Ma non si tratta sempre e solo di noi. NON siamo noi al centro del grande schema della vita. Che sia positivo o no, non siamo così importanti. Viviamo con questa consapevolezza.

JOHN TSILIMPARIS è uno psicoterapeuta di Los Angeles specializzato in disturbi d’ ansia, depressione e dipendenze. Autore di libri di auto-aiuto come Retrain Your Anxious Brain, i cui contenuti compaiono anche nella serie televisiva Obsessed, è Autore e membro a contratto delle Università di Pepperdine, Antioch e dell’ UCLA.

È apparso in diversi programmi televisivi come ospite per commentare argomenti come matrimonio e divorzio, stress da vacanza, sindrome del nido vuoto, disturbo affettivo stagionale, dipendenze delle celebrità, dipendenza da gioco, lotteria , ecc. Tsilimparis partecipa spesso anche a svariati programmi radiofonici in America.

 

John Tsilimparis parla della sua storia sull’Ansia

 

 

JOHN TSILIMPARIS HUFFINGTON POST

 

 

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Oriana Mariotti

Sono giornalista e presto psicologa.
Entusiasta, disordinata e appassionata di Bellezza, sono il Direttore editoriale di “Le Cronache della Bellezza”, amo informare ma sono sempre in ritardo!
Puoi contattarmi ai link che trovi allegati.
Buona navigazione, Bellezza! :)

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