Intervista a Camilla Mendini, “Carotilla”: you tuber ecosostenibile trapiantata a NY

 

Buona giornata e benvenuti!

Oggi vi presento un progetto a cui tengo molto: quello di farvi conoscere meglio la MODA SOSTENIBILE e una delle sue ambasciatrici più famose, Camilla Mendini, alias Carotilla.

Camilla è una ragazza nata a Verona che si è prima spostata a Milano per seguire i suoi studi in Grafica al Politecnico, dove si è laureata come Graphic Designer, e che qualche anno fa ha deciso di trasferirsi a New York con il marito. Lì vive e lavora, ha due figli, Timmy ed Emma Rose, e nei suoi video ci mostra spesso gli angoli più belli della Grande Mela! 

Carotilla ha aperto il suo canale YouTube – che ad oggi registra la bellezza di 30.727 iscritti –  per parlare dei temi che più le piacciono: grafica, design, DIY, l’essere mamma, viaggi. Nella descrizione del suo canale, Camilla aggiunge: “Abito negli USA e vorrei rendervi partecipi di questa mia avventura, portandovi con me a New York e scoprendo assieme a voi la città”.

 

Camilla e la Moda Sostenibile

Ho avuto il piacere di conoscere Camilla mentre ero alla ricerca di notizie sulla moda low cost su YouTube.

Fra i video consigliati, ne spiccava uno intitolato: “Lo scandalo della moda low cost: H&M – ZARA – MANGO – ETC. | The true cost of fast fashion”.

Nel video, che vi allego qui più in basso, Camilla spiega quanto sia scorretta la politica dei negozi di fast fashion,  catene low cost di abbigliamento che, invece di proporre alcune collezioni all’anno come generalmente detta la moda, ne sfornano anche 52 alla settimana, per cui si compra un capo a poco prezzo per poi tornare per acquistarne un altro, magari la settimana dopo. Ovviamente questo modo di vendere attira molti clienti, ma dietro ad un costo così basso si nasconde lo sfruttamento.

Trovata una giacca Benetton tra le macerie della strage di Decca

Parliamo infatti di aziende che sfruttano lavoratrici che non hanno nessun tipo di tutela. I capi vengono prodotti in Paesi svantaggiati come la Cina, l’India, il Bangladesh – date una controllata all’etichetta e lo vedrete! – dove la manodopera costa pochissimo perché le lavoratrici sono sottopagate e sfruttate.

Ma non solo: infatti non esistono regolamentazioni, nè da punto di vista della sicurezza, nè da quello ambientale, che impedisca l’inquinamento di questi territori.

Ad esempio, molte delle strutture dove lavorano queste lavoratrici sono fatiscenti: a Dacca, nella periferia del Bangladesh, nell’Aprile 2013 una palazzina di otto piani è crollata e sono morti almeno 381 operai. Lavoravano in assenza delle più elementari condizioni di sicurezza e producevano capi per conto di multinazionali tra cui anche l’azienda di Treviso Benetton, e di altre aziende.

QUI potete trovare l’articolo de Il Fatto Quotidiano che riporta i dettagli della vergognosa strage.

La strage di Decca

Anche dal punto divista ambientale è permesso usare prodotti chimici altamente tossici – ad esempio alcuni coloranti – che poi vengono gettati nei fumi  dai quali viene estratta l’acqua che viene usata per irrigare le coltivazioni, causando gravi malattie e malformazioni agli abitanti di questi poveri villaggi.

Nel suo video-denuncia, Camilla ricorda che anche la moda dei “video haul” tanto in auge fra le youtubers, invoglia a fare shopping compulsivo per acquistare capi che costano poco e che quasi certamente non ci servono davvero.

Camilla dice di avere preso consapevolezza di questo problema e di avere, quindi, deciso di cambiare le sue abitudini, ponendosi una domanda molto semplice: “Ho davvero bisogno di questi vestiti?”

Comprare meno e comprare meglio, magari cercando di sostenere il  nostro Made in Italy: questa è la soluzione!!!

Da qui è partita la campagna di Camilla, che si è messa alla ricerca di aziende di abbigliamento sostenibile, che permettano di acquistare capi a prezzi ragionevoli e al contempo rispettino le persone e l’ambiente.

 

L’Intervista a Camilla

Ho deciso di dividere la mia intervista in due parti; oggi ci dedichiamo interamente alla Moda Sostenibile, mentre nel prossimo articolo parleremo con Camilla delle sue altre attività di mamma e di YouTuber, delle sue preferenze fra Italia e USA e della sua routine di bellezza, perché no!?

Partiamo!

 

Ciao Camilla, cosa significa acquistare e vestire in modo sostenibile?

Significa pensare prima di acquistare e sapere esattamente cosa si acquista: chi l’ha fatto, con che materiali, da dove provengono i capi, come sono stati lavorati, etc.

 

Sino a qualche anno fa acquistavi anche tu abbigliamento da Zara o HM, ma oggi vestirsi in modo sostenibile per te è diventata una missione. Da cosa è nata questa tua scelta?

Tutto è nato dalla visione del documentario The True Cost, (il link QUI) quasi due anni fa. Consiglio a chiunque di guardarlo, perché spiega molto bene l’impatto della moda a basso costo sia dal punto di vista ambientale sia della (non) salvaguardia dei diritti umani.

 

 

E’ possibile trovare in Italia capi di abbigliamento sostenibile ma a basso impatto economico?

Spesso si guarda solo il prezzo. La moda sostenibile invece porta con sé un racconto molto più ricco: parla della scelta di materiali e stoffe di qualità, spesso di artigianato e di antiche tradizioni tessili mantenute in vita, parla di persone che lavorano in Paesi poveri ma che per questo non rischiano di morire sul luogo di lavoro. Il prezzo è specchio del lavoro che c’è dietro: la fast fashion ci ha abituato a prezzi bassissimi totalmente fuori mercato proprio perché noi consumatori, continuando a comprare, permettiamo e legittimiamo comportamenti non etici come lo sfruttamento e la schiavitù dei lavoratori e l’inquinamento senza controllo del pianeta. Tutto questo porta ad abbassare i prezzi drasticamente, ma vale davvero la pena di comprare tre magliette di scarsa qualità e cucite da una persona in schiavitù al posto di una fatta con cura e amore da un artigiano nel rispetto delle persone e dell’ambiente?

 

Quali sono i marchi che offrono (se esistono) la possibilità di comprare risparmiando ma eticamente corretti?

Risparmiare si può e il mio consiglio migliore è quello di comprare meno ma meglio. In questo modo smetteremo di avere armadi pieni di vestiti che non metteremo più di una volta e inizieremo invece ad utilizzare al massimo gli acquisti che abbiamo fatto consapevolmente. Il nostro armadio sarà così pieno di vestiti che hanno un significato e che non seguono solo mode temporanee che nel giro di una stagione cambiano, facendoci sentire in dovere di comprare ancora.

 

 

Ci sono invece delle eccellenze?

Mi piace pensare che nel campo della sostenibilità le eccellenze siano quei brand che sono totalmente trasparenti con il consumatore. Ci sono vari livelli di sostenibilità: si può produrre capi con tessuti biologici ad esempio, oppure farli assemblare in Italia da degli artigiani o anche in Cina o India in factories che siano certificate sostenibili, o anche confezionare i prodotti in packaging riciclati, fare spedizioni usando corrieri “green”, etc. Ci sono marchi che decidono di fare solo uno di questi passaggi in maniera sostenibile e poi ci sono i brand che si preoccupano che tutto l’iter produttivo lo sia, diventando l’esempio esemplare di sostenibilità. Ecco, loro sono le eccellenze.

 

Come si può fare per trovare dei negozi che non sfruttano manodopera a basso costo (e che siano anche rispettosi del portafoglio?)

Più che di rispetto del portafoglio, credo che invece si debba iniziare a comprendere il perchè alcuni prodotti costano più cari. È importante che i brand (sostenibili o meno) siano trasparenti: perché una maglietta H&M costa 10$? E perchè una maglietta cucita a mano da un’artigiana italiana che utilizza canapa biologica costa 80$? Quei 10$ significano molto spesso la non osservanza di regole base di etica e di rispetto dell’ambiente. Quegli 80$ significano un lavoro di ricerca di un materiale che viene cresciuto senza pesticidi, una fibra naturale ottima per chi ha pelle sensibile, che durerà per tutta la vita e un lavoro fatto a mano e spesso confezionato con amore e cura. Chi dei due ha più rispetto del nostro portafoglio, adesso? I 10$ o gli 80$?

 

 

Camilla prosegue:

Per le mie ricerche mi affido a Internet, ormai ho imparato a capire se un marchio è realmente sostenibile oppure se sta mettendo in atto una campagna di greenwashing, fingendosi green quando invece non lo è minimamente. Ho anche fatto un video a riguardo, dando le mie linee guida per capire quando un brand è veramente eco sostenibile.

 

 

Hai un progetto in vista che riguarda questo campo: puoi anticiparci qualcosa?

È un progetto che unisce il mio lavoro di grafica e illustratrice alla moda sostenibile. Di più non posso dire sia per scaramanzia, sia perché parte del lavoro non dipende direttamente da me e quindi, prima di parlarne, devo assicurarmi che sia stato completato secondo i miei criteri di qualità. Ci risentiamo verso Marzo, però!

 

Che ne dite, l’idea di impegnarvi per promuovere e praticare nella vita di tutti i giorni la moda sostenibile vi interessa?

Da parte mia l’impegno c’è tutto, e farò in modo di proporvi periodicamente acquisti sostenibili in diversi ambiti, facendo attenzione alle diverse esigenze del portafoglio, soprattutto grazie ai consigli ed al lavoro di ricerca di Camilla.

Mi sono innamorata di questa gonna di People Tree! Ora è scontata, date un’occhiata allo shop qui sotto! 🙂

 

Lo Shop sostenibile di Carotilla

 

 

Qui trovate alcune proposte moda e regalo che ho selezionato per voi in base ai costi ed alle offerte presenti sui vari siti di Moda Sostenibile: dateci un’occhiata! I brand sono stati reperiti da Camilla e si tratta di capi di qualità provenienti da aziende che non sfruttano manodopera e che rispettano l’ambiente. 

Postilla: io non ho nessuna percentuale sulle vendite!!! 

 

Idee per uno shopping sostenibile

 

Nel prossimo articolo parleremo di New York e delle altre attività di Camilla: restate “sintonizzati”! 😉

 

Carotilla su Instagram

 

CarotillaGoesSustainable su Instagram (canale sulla Moda Sostenibile)

 

Carotilla su YouTube

 

 

 

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