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Prozac: scoperto come funziona contro la depressione

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Massimo Pasqualetti e Serena Nazzi – Grazie alla presenza della proteina fluorescente verde (GFP) sono messe in evidenza le fibre che rilasciano serotonina nell’ippocampo prima (a sinistra) e dopo (a destra) la somministrazione di fluoxetina per 4 settimane.

Un Team di scienziati italiani ha scoperto il funzionamento di uno dei più famosi antidepressivi, il Prozac.

La ricerca è stata pubblicata su “ACS Chemical Neuroscience” coordinata dall’Università di Pisa.

Un team di ricercatori italiani coordinati dal professore Massimo Pasqualetti dell’Università di Pisa ha scoperto come funziona la fluoxetina, meglio conosciuta con il nome Prozac®. Di questo farmaco, introdotto nel mercato nel 1988 per il trattamento della depressione, era ancora poco conosciuto il funzionamento: positivo ma sconosciuto.

Questa nuova ricerca tutta italiana ha invece rivelato per la prima volta che la fluoxetina rimodella e riorganizza le fibre nervose che rilasciano la serotonina nell’ippocampo: quindi agisce sulla struttura fisica del cervello.

“La fluoxetina è stato il primo farmaco nella classe di composti noti come inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina ad essere approvato dalla Food and Drug Administration degli Stati Uniti.

In parole più semplici, si tratta di farmaci che bloccano il riassorbimento della serotonina prodotta dai nostri neuroni – spiega Massimo Pasqualetti. Quello che ora abbiamo scoperto è che la fluoxetina modifica anche la densità e il numero delle fibre che rilasciano la serotonina nell’ippocampo. Ecco perché possiamo dire oggi che la sua azione non è solo a livello funzionale, ma va ad agire anche sul cosiddetto hardware del cervello”.

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La Ricerca sperimentale

Il Prozac

I ricercatori del dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa hanno svolto lo studio su un modello, marcando i neuroni che producono la serotonina del cervello con una proteina fluorescente verde (GFP).

Hanno quindi somministrato ad un gruppo la fluoxetina per 28 giorni e confrontato i segnali del marcatore GFP con un altro gruppo, che non aveva ricevuto il farmaco.

Il risultato è che nel gruppo che assumeva la fluoxetina le fibre nervose deputate a rilasciare la serotonina nell’ippocampo (una regione del nostro cervello molto coinvolta nella regolazione dell’umore) diventavano meno numerose e più piccole di diametro rispetto a quanto osservato nel gruppo di controllo.

“Le conseguenze di questo riarrangiamento strutturale del cervello devono ancora essere approfondite – conclude Massimo Pasqualetti – ma costituisce un ulteriore tassello per capire come gli antidepressivi esercitano il loro effetto terapeutico”.

Il team di ricerca dell’Università di Pisa guidato dal professore Pasqualetti si occupa anni di indagare come la serotonina, la cosiddetta molecola della felicità, agisce sul cervello regolandone lo sviluppo ed il funzionamento.

Tali ricerche, pubblicate in prestigiose riviste internazionali, costituiscono una base indispensabile per approfondire le nostre conoscenze e per migliorare le cure in disturbi neuropsichiatrici come la depressione.

Gli autori dello studio coordinati dal professore Massimo Pasqualetti sono la dottoressa Serena Nazzi, Giacomo Maddaloni (borsista postdoc presso la Harvard Medical School) e Marta Pratelli (borsista postdoc presso l’Università della California, San Diego).

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Oriana Mariotti

Sono giornalista e presto psicologa.
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