Trauma psicologico: non tutti reagiamo allo stesso modo

Trauma ed eventi traumatici: tutti noi, in un modo o nell’altro, siamo sottoposti nell’arco della vita a dei traumi psicologici. Che si tratti di lutti, malattie, calamità naturali come terremoti o altro, situazioni fortemente stressanti, tutti siamo a rischio di sviluppare una patologia in seguito a forti emozioni negative.

Cosa non tutti sanno però, è che ognuno di noi reagisce in modo differente riguardo agli eventi: anche gemelli o persone che fanno parte della stessa famiglia, ad esempio, in seguito ad un evento traumatico, hanno risposte molto diverse. Fondamentale è non colpevolizzare chi è rimasto vittima di un trauma: questa persona sta soffrendo, evitiamo di aggiungere dolore al dolore, ma piuttosto cerchiamo di aiutarlo.

Le cose da sapere

1) Le risposte ai traumi sono una normale reazione a una situazione anomala. Spesso queste manifestazioni ci fanno paura, ma la maggior parte della gente le prova per un po’ dopo avere vissuto l’evento traumatico. Nel tempo, migliorano per la maggior parte delle persone.

2) Mentre tutti reagiamo in modo piuttosto simile quando ci troviamo davanti ad un pericolo, in seguito le nostre reazioni differiscono molto da una persona all’altra. Solo chi è stato vittima di un trauma può sapere in che modo l’evento lo ha colpito. Solo lui può sapere come ci si sente a stare nel proprio corpo; potrebbe essere necessario del tempo per elaborare i messaggi del corpo, ma nessun altro all’infuori della persona colpita può sapere come ci si sente.

3) I traumi possono avere un forte impatto su tutti i nostri sistemi: fisico (sonno, appetito, digestione), emotivo (sensazione di dolore, rabbia, vergogna, senso di colpa), cognitivo (difficoltà a concentrarsi, conservare informazioni), spirituale (significato della vita, Dio) e sociale (i nostri rapporti con la famiglia, gli amici e gli estranei).

4) Il trauma sopravvive nel corpo e nei sensi. In un certo senso, siamo come una spugna per lo stress e il trauma. Il corpo ricorda le sensazioni che abbiamo provato quando si è verificato l’evento traumatico.

A livello neurologico, il trauma crea ciò che può essere definita un’autostrada di emergenza nel corpo. Durante l’evento traumatico infatti, viviamo un’esperienza molto intensa e suoni, visioni, odori, pensieri, emozioni e movimenti si fondono insieme, sotto la gestione di  una parte primitiva del cervello orientata alla sopravvivenza. In natura, ogni essere umano è dotato di questo sistema di sopravvivenza primitivo che ci consente di fare fronte alle crisi. Quando questo sistema arcaico è attivo, siamo in grado di correre più velocemente e combattere con più forza: i nostri stessi avi senza di lui non sarebbero sopravvissuti.

Ma una volta creata, questa strada non scompare più. Ogni volta che sentiamo un rumore forte o che vediamo o sentiamo qualcosa che ci ricorda quello che è successo, ecco che senza quasi accorgercene ci troviamo di nuovo catapultati su quell’autostrada di emergenza. Per minuti, ore, persino giorni, proviamo dolorosamente le stesse cose che abbiamo vissuto molto tempo prima, quando abbiamo avuto l’ esperienza traumatica.

5) L’aiuto professionale può fare la differenza per chi sta soffrendo e vorrebbe uscire da quella che abbiamo definito un’ autostrada d’ emergenza. Trovare un terapeuta che abbia familiarità e dimestichezza con la risposta alle crisi ed il pronto soccorso psicologico è la migliore cosa da fare: trattamento d’elezione per il Disturbo Post Traumatico da Stress, la cui sigla è PTSD (Post Traumatic Stress Disorder) secondo l’OMS è l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing, ovvero Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari).

6) Scoprire risorse personali precedentemente inutilizzate è un aspetto fondamentale dell’integrazione del trauma. Nel momento in cui si sperimenta un evento traumatico, il nostro sistema di sopravvivenza attiva delle speciali risorse per aiutarci a sopravvivere, e continua a farlo nel tempo. La maggior parte dei sopravvissuti è a malapena cosciente dei punti di forza che hanno permesso loro di essere ancora in vita.

Descrizione del Disturbo Post Traumatico da Stress secondo il DSM-V

Le domande da farsi

Alcuni scoprono abbastanza rapidamente di possedere delle risorse del tutto personali e riescono a vivere una nuova vita anche in poche settimane di distanza dalla sperimentazione di traumi importanti. Altri hanno bisogno di mesi o di più tempo ancora, proprio perché ognuno di noi é diverso dall’altro, ma questo non deve farci sentire in colpa: ci vorrà più tempo, ma con del riposo e la giusta terapia si può riuscire a guarire.

Ciò che i terapeuti chiamano Post Traumatic Growth, ovvero Crescita Post Traumatica, avviene sempre, per alcuni soggetti prima e per altri dopo.

Se hai vissuto uno o più eventi che ti hanno traumatizzato, prova a chiederti:

Quali risorse  personali mi hanno aiutato a continuare a vivere, anche in quel momento così difficile?

Cosa mi dà l’energia per continuare?

La risposta a queste domande può aiutarti a scoprire le tue risorse nascoste, quelle capacità di cui sei dotato ma che prima d’ora non avevi mai capito di possedere.

Informazioni aggiuntive

Secondo l’Istituto BECK, di indirizzo terapeutico cognitivo-comportamentale, il trattamento più utilizzato per il PTSD complesso e i disturbi dissociativi è quello orientato per fasi che suddivide il percorso terapeutico in 3 step.

Ciascuna fase si fonda sulla precedente e ha una struttura libera, non rigida, ma ricorsiva.

La Fase 1 ha l’obiettivo di ridurre i sintomi mirando alla stabilizzazione, con strumenti quali il protocollo Mindfulness-Based Stress Reduction per il trauma (MBSR), la Dialectical Behavior Therapy per il trauma (DBT), il Trauma Sensitive Yoga, per sviluppare le risorse per gestire i sintomi dissociativi e tecniche bottom-up.

La Fase 2 si focalizza sull’integrazione delle memorie traumatiche nella narrativa autobiografica, con tecniche che permettono di affrontare i ricordi traumatici quali distanziamento, frazionamento, diluizione, contenimento, l’utilizzo dell’EMDR e la Narrative Exposure Therapy (NET).

La Fase 3 mira all’integrazione della personalità e alla riabilitazione, occorrerà quindi lavorare con le parti dissociative, per superare le fobie per la vita quotidiana, per il cambiamento, per le relazioni e l’intimità.

 

NB: Questa è solo una delle terapie che possono essere messe in atto per la soluzione del problema; ricordiamo che è sempre necessario rivolgersi ad uno specialista per essere indirizzati verso il miglior trattamento a seconda del proprio vissuto e delle proprie necessità e caratteristiche individuali.

 

ASSOCIAZIONE EMDR ITALIA

 

 

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