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Bimbi dimenticati in auto: può essere colpa dell’Amnesia Dissociativa

Dopo l’ultimo caso di cronaca avvenuto in provincia di Pisa, in cui un padre ha dimenticato di avere lasciato la figlia di un anno in auto causandone involontariamente la morte, si sono moltiplicate le richieste di spiegazioni su cosa possa essere accaduto e su cosa fare per evitare dimenticanze di questa gravità.

Chiamati a dare spiegazioni sull’accaduto, che risulta inaccettabile, neurologi e psichiatri molto spesso si trovano di fronte a dilemmi difficili da dipanare ma, spesso, parlano di un fenomeno che colpisce la memoria e che porta il nome di amnesia dissociativa.

Nel mondo in 20 anni almeno 600 sono i bambini che hanno perso la vita perchè chiusi in auto e morti per un colpo di calore. Come riporta Agi, Andrea Albanese ha perso così il figlio di due anni ed ha creato la pagina Facebook ‘Mai più morti come Luca’, battendosi per varare una legge sugli allarmi collegati ai seggiolini cui è associata la petizione che si può firmare cliccando QUI.  Il sistema di allarme si servirebbe di appositi sensori che sarebbero in grado di rilevare la presenza del piccolo sul seggiolone una volta spento il motore della macchina, e fare scattare un immediato allarme in grado di avvisare il genitore. Andrea fu assolto da una perizia che lo definì “completamente incapace d’intendere e di volere per il verificarsi di una transitoria amnesia dissociativa”.

Il professore Claudio Mencacci

Intervistato da Corriere.it, Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell’ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano, definisce l’amnesia dissociativa come «Una lacuna retrospettiva nella memoria, un vero e proprio “buco” che si forma nei nostri ricordi. È un disturbo fortunatamente raro, anche se il numero di diagnosi è cresciuto molto negli ultimi anni. Si tratta di una perdita completa delle nozioni del tempo e del ricordo, legata solitamente a eventi traumatici o a un forte stress».

Cos’è l’Amnesia dissociativa

“Probabilmente l’uomo in questione stava vivendo una forte condizione di stress, che ha fatto sì che nel susseguirsi di atti automatici che presumibilmente esegue ogni mattina, l’evento di accompagnare la figlia al nido sia stato isolato, “eliminato” dalla lista” – spiega Mencacci, che dà indicazioni su come fare a diagnosticare questa condizione.

«Vanno prima di tutto esclusi alcuni disturbi patologici, come la presenza di una crisi epilettica, la sindrome dell’amnesia globale transitoria, un trauma cranico o l’assunzione di sostanze psicotrope – dice Mencacci -.

Una volta che il perito ha accertato l’assenza di queste eventualità, valuta la possibilità dell’amnesia dissociativa, che un tempo veniva definita “psicogena”, in base a una serie di informazioni. Peraltro in questi casi è necessario escludere anche l’amnesia simulata (o sindrome di Ganser), molto comune per esempio tra i carcerati».

Nell’amnesia dissociativa dunque, a causa di un forte trauma o stress, un pezzo della propria vita viene temporaneamente cancellato senza che il soggetto ne abbia la minima consapevolezza. «Può accadere che l’oggetto di questa amnesia sia ciò che di più caro sia ha al mondo, come un figlio, o anche se stessi – spiega Mencacci -: ci sono casi di persone che, preda di questa condizione, tentano il suicidio o si infliggono delle mutilazioni, in modo assolutamente non volontario. In altri casi, chi ne soffre butta nella pattumiera denaro o gioielli».

«Il numero di casi segnalati di amnesia dissociativa aumenta per esempio dove ci sono eventi catastrofici, come terremoti o guerre – risponde Mencacci -. Ma bisogna tenere presente che la soglia dello stress è individuale: uno stress che per alcuni è lieve può essere molto pesante per altri. Consideriamo che lo stress patologico fa aumentare il rischio di infarti ed emorragie cerebrali: questo fa capire quanto sia preoccupante».

I segni di allarme da stress

Per capire se si sta vivendo una condizione di stress che sta superando i limiti di accettabilità, possiamo tenere presenti questi parametri che suggerisce il Professor Mencacci.

  • Progressiva difficoltà di concentrazione
  • Difficoltà a ricordare e (quindi) di memoria
  • Sonno disturbato
  • Irritabilità rispetto ai cambiamenti
  • Tendenza a fare cose “in automatico”, senza pensarci.

Questi sono dei segnali che devono far suonare un campanello d’allarme, cosa che forse non è accaduta nel caso del papà di Pisa.

Il Professor mencacci, chiamato a dare un parere sui seggiolini con segnalatori acustici o visivi che indicano la presenza di un bambino, dice:

«Ben vengano, aiutiamo la nostra memoria. Perché l’effetto dello stress, ormai lo sappiamo, è quello di agire proprio sui meccanismi della memoria. Dunque qualunque dispositivo in questo senso è prezioso: è come attaccare un post-it o scrivere la lista della spesa.

E in questo caso non parliamo di piccoli impegni quotidiani, ma dei nostri figli».

 

PAGINA FACEBOOK “MAI PIU’ MORTI COME LUCA”

 

 

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Oriana Mariotti

Sono giornalista e presto psicologa.
Entusiasta, disordinata e appassionata di Bellezza, sono il Direttore editoriale di “Le Cronache della Bellezza”, amo informare ma sono sempre in ritardo!
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