Sei vittima di violenza e stalking? Ecco cosa devi fare

Femminicidi, violenze consumate nella mura di casa, stalking. Sono sempre di più i casi di donne uccise o maltrattate in Italia.

Sono 113 le donne che nel 2017 sono state uccise dai loro mariti, compagni o ex, secondo i dati raccolti dall’associazione Sos Stalking. Due delle donne assassinate stavano per partorire ed i rispettivi feti, di 5 e 6 mesi, sono morti assieme a loro.  Una strage che vede le donne indifese di fronte alla furia cieca dei loro partner o ex partner, incapaci di accettare la fine della relazione o la volontà della ex compagna di volersi ricostruire una vita al di fuori della coppia.

Il trend delle denunce di stalking è in netto calo. “Si stima che su 3.466.000 vittime il 78% non abbia sporto querela, soprattutto per la sfiducia che viene riposta nelle Autorità che spesso tardano a fornire un primo aiuto”, si legge nel dossier.

I numeri variano da regione a regione e confermano il triste primato della Lombardia, con il numero più alto di donne assassinate, 19, seguita dall’Emilia Romagna, che registra 16 omicidi, dal Veneto, 13, dalla Campania, 12 donne uccise, da Sardegna, Sicilia e Toscana 7 femminicidi per regione, a cui seguono il Piemonte con 6, Lazio, Abruzzo e Puglia con 5, Liguria e Friuli 3, Trentino e Calabria con 2 e infine Marche con un omicidio.

 

La nostra intervista e il nostro canale Youtube

Oriana Mariotti intervista la Dirigente Alessandra Bucci:

 

 

Un coltello per uccidere

Alessandra Bucci, Dirigente dell’ ufficio Prevenzione generale della Polizia di Genova e del progetto speciale EVA sui maltrattamenti in famiglia, è intervenuta durante il Festival della Criminologia di Genova e ci ha rilasciato una intervista sul tema del femminicidio e delle violenze di genere, ed ha snocciolato dei dati impressionanti.

Le donne si uccidono molto spesso utilizzando un’arma da taglio.

“Nella mia esperienza alla sezione omicidi della questura di Genova, risultano le armi da taglio quelle privilegiate, così come la sede privilegiata del corpo femminile è sempre stata la gola, un segno che da l’idea della volontà di rescissione totale dell’ esistenza di una persona che magari, fino a poco prima, per l’omicida ha rappresentato tutto. La maggior parte delle donne uccise risiede al Nord perché hanno gli strumenti economici per essere più emancipate e riescono a sottrarsi ad una relazione che non è più confacente ai propri bisogni: un dato significativo, perché paradossalmente si crede che le donne siano più sofferenti al Sud.

La Dirigente Alessandra Bucci durante l’intervento al Festival della Criminologia di Genova

Nel 2009 finalmente la legge interviene – con il decreto del 23 Febbraio “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonche’ in tema di atti persecutori” a sanare quella che era una lacuna.

E, con la legge, arrivano anche le denunce: esce fuori quel sommerso che era tale proprio perché c’era una sorta di riluttanza ad esplicitare il proprio vissuto, nella convinzione che le forze dell’ordine prima e l’autorità giudiziaria dopo non avrebbero potuto fare assolutamente niente.
E’ verissimo che la violenza di genere è un fenomeno trasversale che alberga in qualsiasi classe sociale – prosegue la Dirigente – anzi, quando colpisce classi sociali più elevate è più facile che venga ammesso il problema e che venga richiesto aiuto, perché certe persone si fanno più scrupolo di altre a rivelare la verità che esiste nelle loro quattro mura per evitare di perdere quella onorabilità, quello status all’interno della scala sociale che le pone ad un livello più alto. Ma la violenza non è nemmeno propria dei contesti di deprivazione economica o di emarginazione culturale; è veramente trasversale, colpisce indistintamente tutte le classi sociali.

 

Violenza tra le mura di casa: l’audio delle terrificanti telefonate alla polizia

Il Protocollo EVA

Il protocollo EVA (Esame delle violenze agite)

Che cosa è

Prevede l’utilizzo di un preciso modello di intervento cui gli agenti chiamati per una lite familiare devono attenersi per assicurare alle vittime di violenza supporto non soltanto dal punto di vista morale, ma anche pratico e legale, raccogliendo quante più prove e testimonianze possibile.

Un obiettivo perseguibile anche attraverso una nuova “check-list”, un modulo che i poliziotti devono compilare per costruire una sorta di “cronistoria” delle violenze, sin dalla primissima volta in cui intervengono, (che spesso, purtroppo, si rivela la prima di una lunga serie): lo scopo è avere a portata di mano i dati necessari per aiutare chi è vittima di violenza o di stalking, e costruire una banca dati consultabile ancora prima dell’intervento a garanzia della sicurezza degli stessi agenti.

«Compilando la check-list a fine intervento, gli operatori contribuiscono a creare un database che serve non soltanto a raccogliere prove e documentare, ma anche ad arrivare sul posto preparati – conferma la dirigente Bucci – Nell’abitazione ci sono armi? Figli minori? L’aggressore ha precedenti di polizia? La polizia è già intervenuta allo stesso indirizzo per episodi simili? La casa stessa si trova in un luogo isolato, ci sono vicini che possono testimoniare di altri episodi di violenza? Sono tutti elementi utili per diversi motivi, in primis tutelare quanto più possibile la vittima».

Perfezionato anche il modello d’intervento sul posto: in caso di chiamata per lite in famiglia, gli agenti devono ascoltare separatamente il racconto delle persone coinvolte, approcciarsi a eventuali minori presenti in modo da non intimorirli, fotografare, se presenti, segni di lotta o violenza come mobilia o arredamento distrutti, e se possibile documentare anche le ferite della vittima.

La vittima di violenza non sempre vuole sporgere denuncia, ormai soggiogata dal suo carnefice, fisicamente e, sempre più spesso, psicologicamente ed economicamente: «Ci capitano casi di donne che hanno scelto, magari in accordo con il compagno, di non lavorare per prendersi cura della casa e dei figli, e si ritrovano ad avere 10 euro in tasca per fare la spesa, o costrette a mendicare per effettuare i loro acquisti – racconta ancora Bucci – La violenza spesso non lascia segni visibili, sta a noi leggere tra le righe, captare i segnali, e monitorare situazioni potenzialmente a rischio. Proprio a questo serve il progetto Eva, già adottato con successo dalla questura di Milano».

Che succede se le violenze sono ripetute, ma la vittima ancora non ha avuto la forza o il coraggio di denunciare? «Cerchiamo di trasmettere un messaggio fondamentale: esistono soluzioni alternative. Amici, parenti, centri anti-violenza cui rivolgersi per chiedere aiuto e allontanarsi da una casa diventata una prigione – prosegue Bucci – Inoltre, grazie al database, nel caso in cui ci si trovi di fronte a un comportamento reiterato come i maltrattamenti in famiglia o stalking, tutto è documentato, e ci sono gli estremi per procedere d’ufficio. Si può ricorrere all’allontanamento coatto da casa, un atto che è il pubblico ministero in tempo reale ad autorizzare in caso di estrema necessità, ed effettuare l’arresto».

Fonte: Genova Today

 

Precisa Alessandra Bucci: “Il Protocollo lascia una traccia: quando la volante rientra, deve compilare una sorta di checking-list che andrà a finire in un database che consentirà ai poliziotti, qualora dovesse capitare nuovamente, di procedere, anche con l’arresto in flagranza nei casi di stalking.
E’ importante perché serve a monitorare il fenomeno fornendo dei dati, oltre che ad intervenire. Esiste anche una tutela amministrativa che serve alla vittima quando la situazione non è così grave, questo sia in caso di stalking che di violenza domestica, ma ricordiamoci che è possibile segnalare anche in forma anonima, anche dal vicino di casa: molto spesso la gente non sa che può farlo. Il ricorso al numero unico 112 di emergenza è lo strumento per frenare certe situazioni, ma anche per dare al cittadino la possibilità di restare anonimo pur segnalando.

Il vicino di casa che sente sistematicamente delle grida e che conosce le persone e magari vede la vicina con gli occhi pesti, o con altri segni di violenza, deve segnalare e la legge gli consente di rimanere anonimo negli atti processuali”.

La Dottoressa Bucci prosegue: “Capisco che sia difficile intervenire tanto quanto si vorrebbe, perché la paura della reazione delle persone purtroppo fa la differenza, e capita che il cittadino si ritrovi ad essere testimone senza potere fare una chiamata, totalmente in preda alla paura. Invece bisogna chiedere la tutela che ci spetta. C’è poi un altro provvedimento che il poliziotto della volante può attuare nelle situazioni che devono essere risolte subito: allontana l’autore della violenza e chiude alla radice la possibilità che la lite possa riprendere e degenerare”.

Manifesto della campagna italiana “La violenza sulle donne non ha scuse”

Dopo la denuncia

Il problema delle donne che si decidono a denunciare è il dopo: la sensazione di sentirsi abbandonate dallo Stato che, forse, è comprensibile, perché bisognerebbe lavorare di più sul momento successivo alla denuncia.

“Già è difficile riuscire a fare capire ad una persona che deve prendere atto che la situazione che sta vivendo deve finire, che dev’essere portata all’attenzione dell’autorità giudizaria, attraverso la denuncia che si raccoglie da noi – continua Alssandra Bucci – Qui in sala (al Festival della Criminologia ) sono presenti delle collaboratrici con le quali abbiamo curato anche il dopo, per quello che potevamo fare con i nostri strumenti, consentendo alla denunciante di chiamarci in ogni momento del giorno e della notte, e di scrivere giorno dopo giorno le vicende che accadevano subito dopo la denuncia.

E’ stato un modo per far capire che noi eravamo presenti”.

La Dirigente Alessandra Bucci con due colleghe del suo team durante il Festival della Criminologia di Genova

Continua Bucci: “Probabilmente ci sono delle lacune sulla gestione del dopo denuncia; solitamente, nelle situazioni più delicate, le vittime di violenza si collocano in apposite strutture protette, però il discorso sui finanziamenti alle strutture che accolgono le vittime di violenza è una realtà complessa, ma non per questo bisogna smettere di dire che l’unica opportunità che una persona ha per uscire dalla spirale della violenza è la denuncia.

Le donne spesso tendono a riprendersi in casa il compagno che ha fatto loro violenza, questo forse perché da parte della donna c’è questa tendenza all’evitamento ed alla conservazione, che fa parte del femminile: noi donne siamo più portate alla mediazione del conflitto, piuttosto che alla sua esasperazione.

C’è, forse, anche questa idea salvifica che purtroppo alberga in ognuna di noi e che fa parte della nostra struttura mentale, per cui tendenzialmente siamo portate a ridurre i conflitti e a conservare quello che abbiamo costruito. Ma molto spesso, le cose che sono state costruite, semplicemente cadono. E cadono per mille motivi che non sono ascrivibili semplicemente e totalmente all’uomo”conclude la Dirigente Bucci, che ringraziamo per la sua disponbilità”.

Credits: http://www.riconoscilaviolenza.it

I Dati

Ecco i dati che sono stati forniti dalla Polizia di Stato, Questura di Genova, sui femminicidi:

 

Relazione tra la vittima e l’autore

Il 52 per cento delle volte, la maggioranza, al’autore della violenza nei confronti della donna è il partner;  nel 18% un autore sconosciuto alla vittima, nel 16% un parente, mentre nell’8 per cento il responsabile di violenza è un altro conoscente e nel 6 per cento l’ex partner.

 

Movente dell’omicidio

Motivi passionali: 31 per cento
Litigi e dissapori: 18 per cento
Raptus e malattie psichiche dell’autore: 15 per cento
Disagio della vittima: 5 per cento
Difesa da rapina: 4 per cento
Interessi di denaro e futili motivi: 3 per cento.

 

Età delle donne uccise da un uomo

La maggioranza delle donne uccise ha una fascia d’età che va dai 20  ai39 anni e corrisponde al 34 per cento. Il 32 per cento ha 60 anni e oltre, il 30 per cento sono vittime di età compresa tra i 40-59 anni mentre la minoranza, il 4 per cento ha 0-19 anni.

 

Setting (luogo dell’aggressione/uccisione)

Ambiente domestico: 80 %
Aperta campagna: 11%
Luogo pubblico: 4 %
Automobile: 2%

 

Percentuale di femminicidi per macrozone

Nord 36,52 %
Sud 32,17
Centro 31,30 %

 

Ringraziamo la dirigente Alessandra Bucci per la sua disponibilità e vi rimandiamo ad altri nostri approfondimenti sul tema, ricordandovi che, se siete vittime di violenza, potete chiamare il numero  gratuito 1522 e rivolgervi al vostro commissariato di polizia più vicino.

 

Non piegatevi alla violenza, denunciate!

 

 

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NUMERO VERDE 1522

 

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