Morgan, Bindi in discoteca: omaggio a Genova


E’ una serata piovosa, Genova è ancora in allerta meteo per la pioggia; le luci del mare su cui si affaccia Corso Italia sono più fioche ed il vento inizia ad essere pungente. Sono quasi le due del mattino, alla bella discoteca Estoril in molti aspettano il playset di Marco Castoldi in arte Morgan, vincitore in qualità di Giudice anche dell’ultima edizione di X Factor, poeta e cantautore maledetto ed artista controverso, ora uno dei personaggi musical-televisivi più seguiti. In molti sono in prima fila per assistere a questa esibizione che so essere importante per lui, che ama la scuola cantautorale genovese, che ripropone canzoni di un passato ai più sconosciuto e le fa riscoprire anche alle nuove generazioni. Parlo di artisti come Bindi, Tenco, Ciampi, De André, e molti altri. L’attesa c’è e un po’ di ritardo aumenta l’adrenalina. Fino a quando arriva in consolle, accompagnato dal suo assistente Yoris, con cappello nero vintage e giacca nera di paillettes. 



Si dona volentieri al pubblico che lo acclama, Morgan, che esordisce con Heart of Glass dei Blondie per poi salutare la folla: “Buon anno – dice – anche se in ritardo”. E poi: ” Sono molto contento di essere a Genova, città di cantautori e di bella musica; so che siamo in discoteca, queste cose non si dicono, non si fanno, ma io suono una canzone genovese, di un grande genovese…” e parte Il Mio Mondo di Umberto Bindi, che già aveva inserito nel suo cd Italian Songbook vol I. Il pubblico gradisce ed applaude; qualche fischio arriva da parte di alcuni ragazzi e ragazze non più che ventenni che si sono assiepati in fondo al locale e che evidentemente non gradiscono la musica genovese, pur essendo loro stessi genovesi. L’altra parte del pubblico risponde, reagisce difendendo la scelta colta e rispettosa di Morgan che si concede al suo pubblico, si alza sulla transenna minacciando scherzosamente un altro stage diving, stringe le mani, sorride, nonostante la stanchezza.


Una volta terminata la canzone, quegli stessi ventenni che prima avevano abbozzato qualche fischio improvvisano una sparuta contestazione; evidentemente loro vogliono ballare, vogliono il tunz-tunz-tunz, non sanno chi sia Bindi né chi sia davvero Morgan e non gli interessa saperlo; a lezione di musica non ci sono andati anche se farebbe loro molto bene. 

Il set va avanti, ora in discoteca ecco un Bowie sincopato, tra le mani alzate del pubblico e l’affetto che il cantautore monzese elargisce a chi lo apprezza. Sino alla sua ultima esibizione live della serata, quell’ Altrove che ha inaugurato l’uscita del suo primo cd solista nel 2003, Canzoni dell’Appartamento. Fra applausi e cori si sfuma anche questo pezzo; solo, sulla coda, Morgan recita un brano dal III Canto della Divina Commedia, il passo relativo agli Ignavi, opportunamente scelto e silenziosamente dedicato ai contestatori del tunz-tunz-tunz.

Loro ovviamente non colgono la sottigliezza culturale, il popolo dell’effimero non legge Dante. Ma Morgan non si cura di loro, ma guarda e passa, e finisce il suo set anzitempo.


Fuori del locale, Castoldi viene raggiunto e circondato da un nutrito gruppo di persone, dai 20 ai 40 ai 50 anni, che vogliono innanzi tutto ringraziarlo per l’omaggio a Genova e scusarsi personalmente per quella sparuta parte di pubblico che non ha capito. Ma Morgan lo sa, conosce bene certe dinamiche, e sorride. Il pubblico gli dice che deve suonare il piano e fare Bindi, Tenco, De Andrè e le sue canzoni soprattutto nei teatri, e che non è fatto per gente che non apprezza e non capisce la cultura. Lui annuisce, stringe mani, parla di musica, fuma una sigaretta assieme al suo pubblico, coinvolge tutti, inclusa la sottoscritta, in un largo abbraccio per la posa delle foto, rilassato e sorridente. 


La pioggia rinizia a scendere poco a poco, si è fatto davvero tardi e Castoldi deve andare. 



E il leader dei congelati Bluvertigo saluta ancora una volta; in risposta un affettuoso “Ciao Marco”.






Al prossimo live Marco Morgan, Genova aspetta i tuoi regali ai suoi Angeli della musica.






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Foto: Luca Cambiassi


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